Riflessi di paura
La formula del direct to video viene applicata anche al franchise di Hostel, ormai arrivato stancamente alla terza puntata
Eli Roth fece scalpore con il suo Cabin Fever, un horror che riusciva a coniugare una certa intelligenza con un gusto piuttosto accentuato per il grandguignol.
Subito dopo venne Hostel, apripista per il cosiddetto genere del torture porn: una efficace riflessione sull'orrore del capitalismo, sulla facilità con cui si può comprare qualsiasi cosa, anche la vita altrui, e il solito profluvio di secchiate di sangue.
Il seguito fu una riproposizione piuttosto stanca degli stessi temi, non all'altezza dell'originale e comunque superato di gran lunga da molti dei titoli che si erano ispirati all'idea estetica originale del gusto per la tortura.
Il brand Hostel è passato di mano e il terzo capitolo di questa saga arriva oggi in Italia: Hostel parte 3, pensato esclusivamente per il mercato home in video, conferma le stesse promesse dei predecessori ma le innesta in un'ambientazione ideale per le scommesse, ovvero Las Vegas.
La regia passa da Roth allo sconosciuto Scott Spiegel (che ha diretto anche il seguito di Dal tramonto all'alba, sempre e solo per il mercato dell'home video) e il risultato, dai commenti che vengano dagli USA, è piuttosto palese. Il film perde qualsiasi sottigliezza e la metafora diventa di grana grossa, gli attori (esimi john smith) valgono ben poco e anche nel settore gore l'inventiva latita, con delle esecuzioni che peccano di inventiva e lasciano a desiderare come messa in scena.
Si spera a questo punto che non si incorra nella cattiva pratica, molto frequente nella cinematografia cinematografica, di spremere un titolo con seguiti a ripetizione fino a far sbiadire la bontà del primo capitolo. Che il terzo sia anche l'ultimo, quindi!
Segui Horror.blogosfere anche su Facebook!
LINK UTILI
Sadako 3D: la ragazzina di The Ring torna, si spera per l'ultima volta
Colour from the Dark: Ivan Zuccon (re)incontra H.P. Lovecraft
Dracula 3D trailer: Dario Argento ai minimi storici, è ora del pensionamento?
Dead Snow al Sundance Film Festival