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The Descent 2: il sequel più atteso

Mauro Giorgio avatar Venerdì 9 Aprile 2010, 12:37 in orrende (prime) visioni di Mauro Giorgio
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La pellicola The Forgotten Ones recensita qualche giorno fa ci riconduce direttamente alla sua "matrice", The Descent - Discesa nelle tenebre, di ben più robusto spessore e che è stata un successo a livello planetario.

Se il sottoscritto collocava The Descent di Neil Marshall al sesto posto della sua personalissima classifica dei 10 migliori horror del decennio, mi vien da pensare - non senza un minimale briciolo di presunzione - che un motivo ci sarà pur stato. E il motivo, oltre a tutto il discorso ormai un po' pleonastico sulla brit horror reinassance, era sintetizzato nella mia frase smozzicata che sottolineava la forza ctonia e ontogenetica di un orrore virato al femminile con risvolti psico-antropologici davvero terrificanti.

Inoltre The Descent in questa metafora dello sprofondamento negli abissi dell'orrore (più si verticalizzava la discesa e più il baratro delle paure si rendeva penetrale di fobie recondite e ancestrali), presentava una costruzione narrativo-visiva d'inaudita meraviglia dove tutto era congegnato alla perfezione: personaggi, storia, situazioni, tempi e atmosfere.

Era dunque lecito attendersi solo il peggio, dopo cotanta qualità, quindi dal momento in cui si è venuti a conoscenza del progetto di un seguito di The Descent, e che il progetto sarebbe stato seguito solo parzialmente da Neil Marshall poiché prevedeva la direzione da parte di Jon Harris (responsabile del montaggio di The Descent e di un altro po' po' di film come Eden Lake) e la stesura dello script da parte di J Blakeson, James McCarthy e James Watkins, attendevamo tutti questo The Descent: part 2 al varco. E tanto tuonò che piovve, perché il film ha deluso su tutti i fronti.

Sarah, reduce dalla letale avventura vissuta nelle tenebre delle caverne sotto gli Appalachi, viene trovata da un anziano con la jeep. Tradotta in ospedale non ricorda nulla dell'incubo appena vissuto ma la vicenda delle speleologhe improvvisate è ormai di dominio pubblico e l'obiettivo della polizia locale diventa solo uno: ridiscendere nell'abisso infernale degli Appalachi per recuperare i corpi vivi o morti delle compagne di sventura di Sarah, ignorando ovviamente e dissennatamente i pericoli che si celano in quelle profondità.

Resta pur vero che dopo il film di Marshall sarebbe stata impresa impervia metter su una storia credibile sul postfatto raccontato da The Descent, e il problema di tale sequel è proprio questo: una sceneggiatura assurda e bislacca che ridicolizza la perfezione dell'antecedente e fa di tutto per somigliare - somma blasfemia - a quegli orrorini beceri mainstream dove tutto, dal primo fotogramma all'ultimo, sa di accozzaglia e inventariato horror dei più banali. Lo si intuisce dalle primissime sequenze, anzi, inquadrature: vecchietto con jeep e cappellino dei New York Giants, protagonista degente in ospedale sotto trattamento farmacologico pesante strappata alle cure e trascinata di nuovo nelle spelonche sotto il mondo, rottweiler utilizzato come cane segugio (risaputamente cane da difesa) che scappa all'impazzata di fronte al nulla di una miniera abbandonata, ascensore (!!!) sul retro delle grotte col quale accedere con comodità alle profondità più abissali della Terra, e via delirando.

Ormai le creature ctonie hanno già detto tutto il loro orrore nel primo capitolo, e ogni riflessione psico-antropologica sul rapporto femmina-creatura antropoide delle caverne è stata già fatta. Forse nelle mani della Troma poteva uscirne una sorta di remake ermeneuticamente rivisitato in chiave demenzial-orrorifica, invece così si rimane in presenza semplicemente di vagonate di insensatezza, e di ridicolo involontario. La sequenza della defecazione dei mostri entra di diritto nell'antologia del trash cinematografico, no doubt. Perdonerete la rivelazione, ma il film, come giustamente osserva Elvezio Sciallis non può in alcun modo esser preso sul serio, quindi in questo caso non si incorre nel pericolo di rovinare alcunché che non sia già abbastanza rovinato.

La regia di Harris è funzionalmente debitrice in tutto e per tutto di quella di Marshall, e il montaggio, essendo praticamente identico (poiché pensato dalla medesima persona) imprime il giusto ritmo alla medesima storia di penetrazione al buio nelle cave degli Appalachi con le creature nascoste nell'oscurità che si manifestano improvvisamente con le solite terrificanti urla belluine. Il tasso di gore è aumentato, ma, anche qui, con effetti di ridicolo involontario inimmaginabili. Sulle dinamiche relazionali soprassedo perché sono davvero da teen horror di infimo rango.

Che dire conclusivamente? Quando l'inutilità dei progetti regna sovrana, poi i risultati sono questi. 

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3 commenti
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15 Ott 2011
alle 16:41

Viviana

  • Io ho visto la prima parte e devo dire che è un film che mi è piaciuto molto. Vorrei vedere anche la seconda parte, qualcuno sa dove posso trovarlo in streaming?

2
10 Apr 2010
alle 15:55

Mauro Giorgio

ce l'avevo sul groppone da un po'..e avevo pensato di non parlarne affatto, ma poi un po' la tua spassosissima recensione un po' una sorta di "acthung cagaten" (in tutti i sensi) di bonviana memoria, mi hanno spinto all'estremo gesto..ebbene sì.. :)

1
10 Apr 2010
alle 07:22

Elvezio

Ma scusa, ora recensisci anche i film comici?

Ma non era un sito horror, questo?

 

:)

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