Riflessi di paura
Guillermo Del Toro come abbiamo sempre precisato, è divenuto una figura chiave dell'horror in particolare e del fantastico in generale nel cinema contemporaneo, regista, sceneggiatore, produttore è sicuramente l'autore più decisivo per uno scenario come quello messicano che si riaffaccia, proprio grazie a Del Toro, con rinnovato entusiasmo sul versante dell'horror, dopo i suoi sgangherati eroi luchadores contro vampiri, mummie e mad doctors (ultrafamosa la serie che vede il personaggio di Santo come protagonista) e i suoi paladini della macchina da presa quali René Cardona padre e figlio, Urueta etc.
Con l'horror Somos lo que hay (We are what We are in inglese) l'horror messicano torna infatti a far parlare di sé spezzando drasticamente il cordone ombelicale con quel modo di intendere l'horror un po' cialtronesco del passato, ma svincolandosi anche dal gotico fantastico à la Del Toro, per trovare nuove vie, respirando forse qualche folata di orrorifico vento europeo.
Il film è scritto e diretto da Jorge Michel Grau, cineasta classe '73 che non ha nessun grado di parentela con il regista catalano omonimo autore, fra le altre, della pellicola di culto Non si deve profanare il sonno dei morti. Somos lo que hay ha partecipato al festival di Guadalajara riscuotendo un enorme successo di pubblico e lo vedremo anche nella sezione Quinzaine des Réalisateurs durante la 63a edizione del Festival di Cannes.
La storia è quella di una famiglia alla quale viene a mancare il padre, leader indiscusso e unica fonte di sostentamento del nucleo famigliare. Dopo un logico momento di sconforto e rassegnazione la vedova decide che sarà il primogenito a ricoprire il ruolo del defunto padre, cosicché Alfredo dovrà provvedere a sfamare la madre e i fratelli più giovani. La cosa più terrificante è che questa famiglia si è sempre nutrita di carne umana, quindinon essendoci più il capofamiglia sarà Alfredo a uscire la notte per andare a caccia di prede umane.
Il primo augurio che dobbiamo farci è quello di non ritrovare in Somos lo que hay il solito cannibalismo à la Hooper e i suoi epigoni, sperando in qualche deriva più originale, naturalmente anche da un punto di vista linguistico.