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Fragile di Stefano Raffaele: anche gli zombie hanno un'anima

Mauro Giorgio avatar Giovedì 8 Ottobre 2009, 23:50 in nuvole urlanti di Mauro Giorgio
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Dopo Francia e Stati Uniti il minimo che potessimo attenderci era una pubblicazione italica del capolavoro a fumetti di Stefano Raffaele: Fragile. In prima istanza per il motivo banalissimo ma genuino che Raffaele è un autore nostrano che si è conquistato la gloria all'estero (Valiant, Marvel, DC Comics) e che adesso tutti - giustamente - additano come un grande del fumetto.

Ciò che in Francia (Les humanoides associés) e in Usa è uscito in tre volumi da noi si è presentato in un'edizione un po' più condensata di due (L'amore dopo la morte e Polvere alla polvere) e ci ha pensato la mirabile SaldaPress all'inizio dell'estate.

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Qualcuno storcerà subito il naso nell'apprendere che Fragile è una storia di zombie, ma è doveroso sapere che quando Stefano Raffaele l'ha scritta e disegnata, cioè quasi dieci anni fa, gli zombie non erano così di moda. Il remake di L'alba dei morti viventi di Zack Snyder (successone) e i sequel romeriani della sua arcinota saga sui morti viventi sono di qualche anno successivi e dunque, senza dubbio, Raffaele anticipa molte delle tematiche sviluppate dagli autori di zombie-stories a venire.

Più specificamente Fragile è all'insegna dell'agostiniano "amor omnia vincit" (etiam mortem). Alan muore accidentalmente cadendo da una scala, una delle morti più assurde per un ragazzo di belle speranze della provincia americana. Il problema è che anche da morto continua ad andarsene in giro come se nulla fosse perché, come scoprirà in seguito, è stato scoperto un sistema che mantiene in vita le cellule del corpo anche dopo la morte. Il problema numero 2 è che questo sistema si è diffuso ben oltre la volontà di chi lo aveva messo a punto, a mo' di epidemia, cosicché ora l'intero pianeta è popolato da morti viventi che attendono la seconda morte che presto o tardi dovrà arrivare. In quello che sembra un perenne sconfinato mortorio Alan conosce l'amore della sua vita/morte: Lynn, una modella anche lei morta in circostanze abbastanza assurde (ce le racconta Raffaele in 8 paginette apparse su Metal Hurlant francese n° 137, rigorosamente presenti nell'edizione della SaldaPress). Insieme cercheranno di arrivare ad Alberville, dove sembra che alcuni scienziati abbiano trovato il modo di rallentare il decadimento dei corpi, ma ci sono degli agenti denominati "disinfestatori" che ne ostacolano il cammino. 

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A prima vista l'ingrediente clou sembrerebbe proprio l'amore come forza universale che anima cose e persone anche dopo la morte. La love story tra Alan e Lynn è bella e struggente: è la morte che li ha fatti incontrare e innamorare, nella vita sarebbero state due persone lontanissime. Alan e Lynn sentono scorrere la vita sottopelle solo ora che di vita non ce n'è più. Anche la love story mancata tra Alan e il transessuale Grace è bella e struggente, soprattutto perché è ancora più impossibile della prima, anche perché Grace è viva.  

L'abilità di mescolare scenari western con tipicità orrorifiche come i morti viventi con la fusione di elementi nettamente fantascientifici come laboratori in cui vengono messi a punto virus e rimedi contro il morbo della permanenza in vita dopo la morte, con questa storia d'amore a suturare tutta la narrazione, è assolutamente e notevolmente unica. Le atmosfere cupe da racconto mathesoniano vengono mitigate da microstorie di personaggi cialtroni come i disinfestatori e virate sobriamente in rosa dalla delicatezza di un amore che varca i confini della morte e che sente il corpo in putrefazione come suo ultimo ostacolo.

Esiste l'ipotesi di farci un film (niente a che vedere con quello di Balaguerò). Mah..

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