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Il serpente e l’arcobaleno questa sera su Raisat

Mauro Giorgio avatar Giovedì 29 Gennaio 2009, 08:38 in incubi catodici di Mauro Giorgio
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Quando i palinsesti delle reti televisive, canoniche o satellitari, presentano pellicole che hanno fatto la storia dell'horror, non posso certo esimermi dal segnalarlo. È il caso di Il serpente e l'arcobaleno, uno dei film migliori di Wes Craven, se non il più bello in assoluto, con il beneplacito di Nightmare - Dal profondo della notte, in programmazione questa sera alle 22:45 su Raisat.

Affermare che Craven non è più quello di venti o addirittura trent'anni fa è un po' come sparare sulla croce rossa. Adesso Craven è un signore di mezz'età, borghese, distinto e in doppio petto che produce una serie di film quando un tempo era un autore, girava opere disturbanti, sovversive, ad alta densità di malessere, film che nel loro torbido lerciume fungevano anche da specchio cristallino di una società come quella americana che aveva assistito alla frantumazione di un sogno, o che proprio di quel sogno stava pagando le terrificanti conseguenze. Poi creava immaginari orrorifici devastanti, boogeyman come quel Freddy Krueger in grado di accompagnarci inquietantemente per il resto dei nostri giorni.

Il serpente e l'arcobaleno è un sintomatico rigurgito di quel malessere, è l'urgenza di attraversare l'horror come genere per esplorare un orrore che aveva una matrice socio-politica e nasceva in un contesto geopolitico adombrato dall'imperialismo delle multinazionali.

Dennis Allen (Bill Pullman) è un antropologo americano recatosi ad Haiti per indagare sul fenomeno degli zombie. Giunto sull'isola si mette alla ricerca del dottor Christoph, scienziato che si ritiene abbia scoperto il segreto della zombificazione. Qui fa subito conoscenza con una psichiatra haitiana, Marielle Duchamp (Cathy Tyson), che lo educe sulla situazione locale e soprattutto sulla condizione socio-politica vigente sotto il regime dittatoriale di Duvalier, un despota che detiene il suo potere controllando la popolazione grazie ai Tom Tom Macoute, la polizia segreta capitanata dallo stregone Peytraud.

L'approccio di Craven al fenomeno dei "morti viventi" ricorda quello adottato da John Boorman nel secondo capitolo de L'esorcista per quanto riguarda la possessione: un'indagine che parte da presupposti scientifici e che batte la strada del razionalismo scientifico fino alle inevitabili derive metafisiche. Il controllo di Craven in questo senso è quasi totale, fino a che il protagonista della vicenda non comincia a penetrare la coltre di mistero che come un alone leggendario circonda il segreto delle pratiche necromantiche del voodoo. A quel punto anche l'iniziale oggettività dei piani della m.d.p. inizia a combaciare con la visuale soggettiva, suggestiva e suggestionata, del protagonista, generando non poca ambiguità nel contesto filmico, rispettando però in questo modo le linee finzionali di quello che di fatto è un film horror e non un documentario su Haiti.

L'idea di coniugare le teorie antropologiche sul fenomeno degli zombie con l'aspetto politico di un governo repressivo, insieme alla rappresentazione incubale di una Haiti notturna, sepolcrale e minacciosa sono la marcia in più di un film altamente consigliato.

 

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03 Feb 2009
alle 12:46

Bambino delle Stelle

Affascinante, splendida atmosfera, la sceneggiatura è a tratti un po' ingenua, i temi dell'imperialismo e del cinismo delle multinazionali sono affrontati a mio parere con superficialità seppur il messaggio sociopolitico del film sia condivisibilissimo, ma d'altronde nel cinema di genere è normale questa semplificazione. Peccato per la presenza di Bill Pullman, attore a mio parere assolutamente privo di carisma e monoespressivo, rimane comunque una delle migliori opere di Craven.

 

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