Riflessi di paura
Ieri ho rievocato Poe parlando dell'opera a fumetti di Dino Battaglia, oggi per non scontentare l'altro enorme mostro sacro della narrativa horror e fantastica americana, Howard P. Lovecraft, segnalo una pellicola davvero notevole: Colour from the Dark.
Colour from the Dark è un film realizzato nella primavera del 2008, quindi di recente fattura, da Ivan Zuccon, regista protagonista dell'horror nostrano, apprezzato probabilmente più all'estero (in particolare in Inghilterra, Paese in cui ha trovato un fertile terreno per le sue collaborazioni professionali) che in patria.
Il film in questione è un gradito ritorno alle tematiche dichiaratamente lovecraftiane, dopo l'inrigante "divagazione" di NyMpha, specimen riconosciuto dell'opus di Zuccon che a Lovecraft aveva dedicato addirittura una trilogia: L'altrove, Maelstrom - Il figlio dell'altrove e La casa sfuggita. Colour from the Dark è infatti fortemente ispirato al famoso racconto The Colour Out of Space, opera che venne pubblicata dalla rivista Amazing Stories nel 1927, dopo che Weird Tales l'aveva rifutato.
Durante il secondo conflitto mondiale, Pietro e Lucia cercano di condurre al meglio la propria vita in una fattoria nell'Emilia, nonostante i disagi della guerra. Con loro vive Alice, la sorella minore di Lucia, una ragazza di 15 anni con evidenti problemi psichici. Pietro è stato riformato a causa di un infortunio alla gamba e al contrario dei suoi due fratelli Gino e Luigi non è partito per il fronte, ora lavora tutto il giorno insieme a Lucia per poter tirare avanti, e nonostante le difficoltà con Alice, tutto sembra procedere regolarmente. Un giorno però, inspiegabilmente, una forza malefica sembra prendere possesso di Lucia che si comporta in modo strano e ha istinti minacciosamente aggressivi. Qualcosa di malvagio si agita intorno alla fattoria dei due coniugi e Pietro non sa come fermare questa sinistra entità.
Già il prologo con il sogno di sangue di Alice e la sua inquietantissima bambola di pezza preannuncia l'arrivo di una catastrofe. La minaccia sembra provenire dalle profondità del pozzo nel cortile della fattoria, o forse dagli abissi ctoni della terra. Il clima quasi bucolico, a fronte dei terrori del periodo bellico, viene trafitto da un senso di inquietudine sempre più palpabile.
È proprio il lavoro sulle atmosfere, cifra tra le più personali da sempre in Zuccon, a giocare il ruolo decisivo del film. La solarità dell'ambientazione con i suoi esterni rurali si trasforma in fredda e cupa penombra che incomincia a permeare gli interni della magione in cui vivono i personaggi, i quali a un certo punto sembrano essere scrutati da uno sguardo altro che si manifesta poderosamente come macchina cinema quale elemento fondante la messa in scena. La m.d.p. traduce la visione di questa forza maligna che penetra nel campo visivo così come sembrano osservarla di riflesso i protagonisti della storia. Molto più sobriamente di quanto non facesse Raimi in La casa, Zuccon costruisce la tensione con fluidi movimenti di macchina e cambi repentini di campo.
Anche le soluzioni diegetiche appaiono estremamente convincenti: innanzitutto il trapianto storico-geografico nell'Italia fascista della Seconda Guerra Mondiale (con un neanche troppo velato sottotesto metaforico: è forse l'orrore della guerra a generare orrori di tutt'altro tipo), e poi un intrigante miscela sincretica che pesca da affluenti estremamente eterogenei come la mitologia lovecraftiana, la religione cattolica e la cultualità agreste-contadina.
Curiosa inoltre e non poco perturbante l'aneddotica riguardante la lavorazione del film, o meglio la sua post-produzione, visto che come raccontano Zuccon e l'attrice protagonista Debbie Rochon, durante la fase del montaggio si sono verificati eventi del tutto anomali, una strana presenza sembrava ostacolare misteriosamente il lavoro di editing del regista. That's incredible!
Colour from the Dark sarà presto disponibile per il mercato home video inglese, e per chi non ha avuto la fortuna di vederlo in anteprima al ToHorror Film Festival di Torino, sono pronto a scommettere che avrà occasione di vederlo in qualche altro buon festival italiano.
Ivan Zuccon è tutto da scoprire da noi. Io spero che il suo prossimo film continuerà a essere su personaggi lovecraftiani, chissà, magari su questo: http://lovecraftlibri3tidorhpa.splinder.com/
alle 23:53
Mauro Giorgio
Beh, Nicola..Zuccon e Lovecraft hanno un link perennemente aperto, forse è l'autore più vicino e attento e ispirato per quanto riguarda tematiche e suggestioni del "solitario di Providence"