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Possession di Zulawski in dvd

Mauro Giorgio avatar Lunedì 1 Dicembre 2008, 20:05 in video-drome di Mauro Giorgio
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La recentissima pubblicazione in dvd del film Possession del regista polacco Andrzej Zulawski da parte di RaroVideo, etichetta particolarmente attenta a una certa tipologia di proposte, offre l'occasione di parlare di un'opera dai forti contenuti simbolici, come un po' tutto il cinema di Zulawski, un horror che come tutti i grandi esempi della cinematografia orrorifica diviene allegoria che dice altro.

Il film, presentato in un'edizione di tutto rispetto e soprattutto nella sua integrità (considerando il fatto che la pellicola nell'anno di uscita dopo la palma d'oro a Cannes nel 1981, in Italia e in altri Paesi circolò mutilata di un notevole minutaggio), entra subito in medias res per mostrare una crisi coniugale di una coppia berlinese in pieno svolgimento, interpretata da Sam Neill e Isabelle Adjani.

L'infedeltà della donna sembra essere il motore di tutta la vicenda e la disintegrazione dell'istituto familiare appare uno dei primi bersagli presi di mira da Zulawski. Vero, ma troppo semplicistico per un cineasta che detesta la superficie delle cose. Infatti questa crisi coniugale non viene neanche lontanamente descritta come fenomeno di un comportamento sociale, ma diventa matrice di un'ossessione degenerante, sia per l'uomo che per la donna. Già nei primi venti minuti di film si comincia a delineare l'insorgenza di un delirio di possesso da parte del maschio della coppia e di desiderio di fuga da una situazione di evidente oppressione da parte della donna.

Zulawski spezza la banalità di un triangolo amoroso per costruire geometrie meno euclidee e affidarsi a una spazialità decisamente più onirica nella quale movimentare le sue figure addette alla follia. Berlino risulta innanzitutto il simbolo più macroscopico: è la città di una separazione a livello universale, col suo muro ancora da abbattere, Zulawski ridipinge il suo classico grigiore con toni sgargiantemente iperrealistici, per accentuarne la dimensione onirica e per sottolineare il contrasto con gli interni cromaticamente freddi, quelli dell'esistenza nel quotidiano; una Berlino inoltre desertificata in cui evidenziare solo i protagonisti della storia.

L'elemento estetico più significativo rimane comunque il modus zulawskiano di trasfigurare il suo proprio vissuto, di ripartorirlo cinematograficamente, poiché la vicenda narrata è frutto di una situazione autenticamente vissuta da Zulawski (e che in qualche modo forse verrà ripetuta più tardi nel travagliato rapporto che lo ha legato a Sophie Marceau), e il prodotto filmico è, parallelamente alla proiezione materializzata di paure e desideri di Anna, la "cosa" che viene generata dallo sguardo incessante del regista sui suoi personaggi, questo fluido osservare ossessivo e invadente quasi a voler estroflettere il dolore della vicenda vissuta cronenberghianamente fuori dal proprio corpo-memoria, per osservarlo meglio e per meglio prenderne le distanze, pratica che sfiora vertici sadiani nel celebre piano-sequenza della possessione di Anna nel metrò.

Tra le tante derive semantiche inaugurate dal film è presente anche la gemmazione di un doppio: il film come ri-produzione del vissuto psicologizzato e proiettato (il verbo è quanto mai calzante) all'esterno e l'essere tentacolare informe (creato da Rambaldi) che in un primo stadio incarna il desiderio amorfo (o plurimorfo) di Anna finisce tristemente per sostituire il marito Mark, assumendone identici connotati, così come Helen è il doppio che prende il posto di Anna nella vita di Mark, in un surménage che in definitiva ripiomba nel medesimo cliché borghese di partenza, forse l'orrore più insostenibile.

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07 Dic 2008
alle 19:47

Rebis

Pare che il film per l'Italia uscì mutilo solo per l'Home Video, nella vhs Mondadori. Mentre per la TV e il Cinema venna mantenuta la versione integrale. A rigore dovrebbe esistere un doppiaggio integrale d'epoca (diverso da quello del dvd Raro, che recupera quello della vhs allegata all'Espresso e integrale).

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