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Dic 08 4

Gli incubi fotografici di Dani Mesk

Pubblicato da Mauro Giorgio alle 11:18 in horrorart, la fiera delle atrocità


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Sobillato dalla suggestiva segnalazione di qualche giorno fa da parte di Emanuela Zerbinatti, vado a spalancare le persiane della mia piccola finestra sull'horror su un artista alquanto singolare: Dani Mesk.

Dani Mesk (Daniele Meschini) si occupa di fotografia dalla fine degli anni ‘80, nato a Valpiana, un paesino nel bel mezzo della Maremma, matura un'invidiabile esperienza in campo fotografico andando in giro per il mondo con la sua reflex manuale. Il paesaggio toscano gli rimane dentro ed è infatti la forma paesaggistica alla quale Dani Mesk rivolge le prime attenzioni. Ama essere sui luoghi e catturare gli attimi per poi farne reportage emozionali.

Coniuga spesso nei suoi lavori due grandi amori, la realtà che lo circonda e la musica, per questo possiamo rintracciare nel suo repertorio parecchie istantanee dedicate a concerti e tournée di musicisti e cantanti. Ma poi la svolta.

Dopo aver esplorato in lungo e in largo l'intero territorio della strumentazione in analogico, Meschini, in seguito a un periodo di inattività, scopre le meraviglie dei dispositivi digitali e nasce l'ispirazione per nuovi soggetti.

Interviene una sorta di disvelamento freudiano grazie al quale l'artista è come se scoprisse per la prima volta la dimensione dell'inconscio, spostando il baricentro del proprio interesse dall'esterno del mondo all'interiorità dell'uomo. Riflettendo sugli assunti barthesiani in merito alla fotografia, definita come arte che riguarda la morte, come messa in corto circuito tra un qui e ora e un esser stato, rilancia il ragionamento sul côté effettivamente più macabro presente nell'arte fotografica.

L'obiettivo dell'apparecchio fotografico allora diventa un occhio rivelatore, un terzo occhio della tradizione sciamanica che riesce a vedere oltre il normalmente visibile, riesce a cogliere il segreto intimo che si cela dietro ogni figura umana, il suo vissuto, la sua storia, il suo mistero.

Ecco che appaiono grazie a una tecnica di paziente rielaborazione digitale i fantasmi raccontati da un volto di donna, o i memento mori che si rivelano al cospetto di giovani prepotenti bellezze, o addirittura, come nella serie intitolata Delirium, prendono forma e figurazione tutti quei desideri e quelle paure, quei violenti sommovimenti dell'animo repressi che rimangono sempre al di qua della soglia dell'esprimibile, perché Dani Mesk ha deciso di farsi cantore su lastra fotografica dell'inquietudine che abita l'uomo.

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