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Blatta! Il fumetto di Ponticelli tra scafandri e scarafaggi

Mauro Giorgio avatar Sabato 20 Dicembre 2008, 20:02 in nuvole urlanti di Mauro Giorgio
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A conti fatti e per quanto riguarda il sottoscritto, il prodotto italico più interessante di Lucca Comics 2008 è Blatta, graphic novel di Leopoldo Bloom Editore densissima di riferimenti cinematografico-letterari, talmente ricca e stratificata da giocarsele con intelligenza graficamente matura queste referenze, senza rendere nella maniera più assoluta l'opera un'apoteosi della citazione soffocante.

L'autore è Alberto Ponticelli, un nome una garanzia per l'osmotica galassia del fumo di china, nato con Videomax e lo Shok Studio qualcosa meno di quindici anni fa e poi approdato negli States lavorando per Dark Horse, Imagine (la casa editrice di Todd McFarlane), Marvel, e in Francia prima del (per noi) gradito ritorno in patria.

In un imprecisato futuro gli uomini vivono e lavorano separati gli uni dagli altri in abitazioni di 10 metri quadrati senza contatto alcuno con l'esterno. Un giorno qualcosa va storto e la cellula della bidonvia che collega l'individuo 5.0 al posto di lavoro si stacca dal binario e cade a terra fracassandosi. 5.0 scopre ciò che non aveva mai visto, il mondo esterno e dopo i primi momenti di panico incomincia a esplorarlo fino a che non incontra un altro individuo nella sua stessa insolita situazione.

La visione distopica di Ponticelli, che fa diretto riferimento a tanta fantascienza cinematografica e letteraria del passato da Philip K. Dick a George Lucas (il segregazionismo e il controllo delle nascite ricordano innegabilmente THX 1138 - L'uomo che fuggì dal futuro), tanto per tracciare subito due coordinate nette nella mappa topografica dei richiami, si ammanta di terrifici incubi prodotti dalle ossessioni di un passato pieno di sensi di colpa da parte del protagonista.

L'avvenire è un luogo dove il sole è tramontato per sempre e al suo posto ci sono delle luci verdi intermittenti che oltre a rompere, se così si può dire, la grigia e metallica monocromia degli interni, scandiscono il tempo della veglia da quello del riposo, inframezzando in tal modo anche la perenne oscurità dello spazio "loculare" abitato. 

5.0, come del resto si presume tutta l'umanità sopravvissuta a una presunta contaminazione radioattiva post-guerra nucleare (a proposito, trai tanti riferimenti non escludo le suggestive atmosfere di Quando soffia il vento di Jimmy Murakami), viene distanziato anche dal proprio corpo a causa di una tuta con casco, unico e inevadibile filtro attraverso cui percepire l'esterno. L'unica sua compagnia diviene la serie di fantasmi che gli si radunano nella mente ogni qual volta prende sonno. Revenant incubali, tarkovskjiani, di un vissuto mortifero e fors'anche criminale in cui 5.0 ha barattato la sua libertà (di uccidere i propri cari) in cambio di una solitudine eterna, di un'immortalità segregata. Chiara metafora ponticelliana in grigio e nero sulla crisi dei rapporti umani nel mondo della contemporaneità, o meglio sulla virtualità digital-catodica degli stessi. Monito scoperto e allarmante sulla condizione isolazionisticamente "otaku" dell'uomo di oggi che, come 5.0, non riesce neppure a sfruttare le seconde occasioni di uscita da una routinizzazione esistenziale senza scampo.

Quando per caso a causa di una blatta il sempiterno meccanismo d'alienazione di 5.0 viene rotto e l'ominide imprigionato nello scafandro può finalmente lib(e)rarsi come una farfalla in un rinnovato scenario edenico con rovine insieme all'essere femmineo che incontra, sopraffatto dalle sue ossessioni paranoidi, irrecuperabilmente programmato al vuoto eterno dei sentimenti, e di ogni esperienza vissuta in vitro, sceglie l'assenza dall'altro e dalle responsabilità.

Più che stupefacenti tavole a fumetti, immagine brutta e stantia per definire autentici capi d'opera, irrefrenabile passione e desiderio di segnare un passaggio dell'anima su carta, frame che pulsano emozioni ad ogni nostro batter di ciglio.

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3 commenti
3
21 Dic 2008
alle 18:38

Mauro

ma certo, Andrea! Brazil..sicuramente! Riferimento assolutamente cogente. Grazie!

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21 Dic 2008
alle 17:54

Andrea Bagnale

Interessante! Tra le tante citazioni che mi possono venire momentaneamente sono alcune scene del meraviglioso "Brazil" di Terry Gilliam (la blatta, il protagonista che si libera come una farfalla nel cielo, etc).

1
21 Dic 2008
alle 12:42

Mauro

voglio che sappiate che mi è costata molta fatica non scomodare il Sig. Gregor Samsa.

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