Riflessi di paura
Damien Hirst, giovane artista britannico, è una delle figure della provocazione più celebri della scena artistica (e non) contemporanea. Secondo la sua personale filosofia tutto ciò che facciamo, comprese le esperienze che viviamo, è paludamento della morte; la nostra esistenza in sostanza non sarebbe altro che allontanamento del pensiero della morte (antico tema della speculazione filosofica post-socratica) secondo diverse strategie. L'arte è una di queste. Ma Hirst sostiene che il metodo migliore per esorcizzare la morte sia conviverci, accettarne la portata concettuale, riconoscere consapevolmente la nostra impossibilità di sottrazione.
Dunque, come è sempre avvenuto nell'arte dal medioevo alle epoche pre-illuministe, la morte non si deve nascondere, ma va messa in mostra. Va evidenziato marcatamente, in prospettiva anti-keatsiana, che la bellezza soggiace a un principio di caducità, ma anche per questo è possibile apprezzarne maggiormente il valore in quell'arco di tempo indefinibile del "finché c'è".
Per questo motivo Hirst ha allestito una singolare mostra al Rijksmuseum di Amsterdam radunando una varietà di dipinti del ‘6-700 che recupera tutta un'iconografia declinata sul tema della morte, dando così vita a una sorta di memento mori collettivo con cui confrontare escatologicamente l'attualità delle nostre ansie legate alla contemporaneità.
Il pezzo forte della mostra (soggetta anch'essa all'instabilità del tempo, poiché il 15 dicembre chiuderà già i battenti) è, manco a dirlo, la sua opera divenuta più famosa, il concentrato più smaccatamente kitsch dell'Hirst-pensiero: For the Love of God, inquietante imago mortis realizzata nel 1997. Un cranio umano vero, con tanto di dentazione autentica, tempestato di diamanti (uno di notevoli dimensioni collocato al centro e altri 8600 a rivestirne l'intera superficie), la cui stima è cresciuta a dismisura in queste ultime settimane, si calcola intorno ai 50 milioni di sterline.
Questa macabra unione di orrore e bellezza e, metaforicamente, grottesco inno al vanitas vanitatum, verrà portata in trionfo nei musei più importanti d'Europa, e poi del mondo, in un tour internazionale le cui tappe verranno disseminate fino alla fine del 2009.
che poi il museo di cui ti parlavo è a Rotterdam, e precisamente: http://www.boijmans.nl/en/
molto interessante.
.. e abbiamo pure parlato del Rijksmuseum a Torino, dove mi accennavi di questa bellissima mostra di pittori fiamminghi..
Ma porca paletta, giusto qualche settimana fa ero ad Amsterdam e non ne sapevo nulla...
alle 14:03
Mauro
no no..è proprio da sturbo!