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Nov 0910

Horror Factory: a scuola di cinema horror

Pubblicato da Mauro Giorgio alle 17:27 in la fiera delle atrocità


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C'è stato un momento all'interno della cinematografia italiana nel quale un nuovo genere si stava pian piano affermando a livello popolare: gli anni erano quelli della fine dei '50 e inizio '60 e il genere, ça va sans dire, l'horror. Negli Stati Uniti, in Giappone e in Inghilterra si era già consolidato come "genere classico" e proprio in quel periodo la casa di produzione britannica Hammer stava mietendo successi su successi con i suoi orrori vampireschi in tutta Europa.

Alcuni grandi artigiani del cinema come Mario Bava, Riccardo Freda e Antonio Margheriti, furono i primi a cimentarsi con un genere pressocché inedito in territorio italico, tantoché lo si chiamava gotico o cinema dell'orrore. Furono considerati dei maestri a pieno titolo dell'ars cinematografica da coloro che come Argento, Bava Jr., Martino, Lenzi ne avrebbero raccolto l'eredità fino agli anni '80, l'ultima significativa avventura per il cinema di genere nostrano. Noi ovviamente, intendo dire la nuova critica, ce ne siamo accorti dopo, e comunque dopo francesi e americani.

Il problema in cui sta versando oggi il cinema horror italiano, oltre ad essere essenzialmente una questione di capitali e capitani coraggiosi che non esistono più (quale produttore investe più denaro in certo cinema - neanche solamente horror - ? chi vuole distribuire quel tipo di cinema?), è anche di riferimenti materiali. Probabilmente ci sono pochi registi che vogliono fare horror perché di fatto non si produce più horror e si è legati per forza di cose a modelli del passato, consegnati oramai alla storia. Mancano le strutture dedicate a questa tipologia cinematografica. Le scuole di cinema ci sono pure (e non tutte funzionano), ma se uno vuole fare l'horror se lo deve fare a casa sua, con mezzi e attrezzature suoi. Manca ciò che ad esempio negli Stati Uniti è ed è stata una realtà fondamentale per chi vuole fare certo cinema: le factory.

Ecco perché la notizia lanciata dall'Accademia Rosebud di Roma dell'apertura della Horror Factory ha del sensazionale ed è un'occasione da prendere al volo per chi vuole fare horror in Italia. 

Questo Master di regia cinematografica dedicato al cinema horror, dark, gotico e fantasy si presenta come percorso all'interno di una vera fabbrica "dagli strumenti per la produzione all'idea di realizzazione del prodotto finito".

Il corso innanzitutto è tenuto da Stefano Bessoni, regista di Imago Mortis, e esperto di cinema horror e di effetti speciali, che si avvarrà di altri docenti e collaboratori, e si divide in 3 parti a loro volta suddivise in moduli: una prima parte teorico-didattica, dagli elementi di regia e di linguaggio cinematografico alla storia del cinema horror all'utilizzo della tecnica degli effetti speciale; una seconda parte di laboratorio dedicata alla realizzazione di un cortometraggio e una terza parte focalizzata sullo sviluppo di progetti individuali da parte dei partecipanti del corso. Dunque un percorso attraverso l'abc dell'horror che non si sterilizza fermandosi all'apparato teorico ma sviluppa le conoscenze acquisite in funzione di una concretizzazione di ciò che si è imparato a fare: cortometraggi, videolavori, proposte di realizzazione di film veri e propri.

 

Nov 09 9

WolfGuy: un nuovo manga horror

Pubblicato da Mauro Giorgio alle 21:31 in nuvole urlanti


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Esiste un altro grosso archetipo orrorifico in grado di reggere il confronto con quello del vampiro: il licantropo. Se si è trovato un termine greco per definire la mostruosa creatura a metà strada tra l'uomo e il lupo significa che in qualche modo l'essere già era presente nella mitologia greca. Plinio il Vecchio e altri storici della romanità ce ne parlano più volte nei loro "Annali", "Vite" e "Storie".Non solo, come il vampirismo, il mito del lupo mannaro ha intersecato trasversalmente epoche e culture differenti venendosi a coagulare ab origine come eminente figura rappresentativa delle nostre paure.

Non stupisce dunque se autentiche saghe di uomini lupo (e non per modi di dire) ce le ritroviamo nel Giappone colto e letterario dell'800 fin de siécle che raccontano, appunto, di licantropi che si aggirano nelle neonate megalopoli industrializzate in cerca di carne e sangue da strappare dai corpi dei giovani virgulti di una società sempre più capitalisticamente occidentalizzata.

Da questo nucleo letterario sembra prenda corpo e anima il nuovo manga proposto finalmente da Japan Manga anche in Italia, WolfGuy - L'emblema del lupo, ideato da Kazumasa Hirai, Yoshiaki Tabata e Yuki Yogo alle matite, che narra le vicende di un giovane licantropo (talmente giovane da essere al limite di ogni credibilità) il quale ha fin dalla radice del suo nome, inscritto nel dna il codice genetico del lupo, della belva selvaggia e indomabile pronta a scaturire prorompendo in tutta la sua possanza da un esile corpo di adolescente: Inugami Kun, in cui il kanji "Inu" significa appunto cane selvaggio.

La licantropia come metafora della belva, dell'istinto animalesco costretto a rimanere compresso dalla ragion civile istituita dal pactum societatis, in WolfGuy diventa elemento primario per comprendere l'istintualità inconscia di una società che dovuto combattere per riaffermarsi su scala nazionale e mondiale. L'istintualità giovanile come ribellione programmatica alla tradizione e al vecchiume ancora sopravvissuto nonostante la catastrofe nucleare prima e la rivoluzione neocapitalistico-tecnologica poi.

Giovinezze delle belve al sole colte nel pieno di un'elegia della lotta, intesa come momento estatico di autoaffermazione in un mondo come quello dei collegi giapponesi finalizzato a creare omologamente il nuovo dirigente, il nuovo impiegato, il nuovo capo-settore.

Interessante notare in questo favoloso affastellamento senza tregua di frames disegnati col fulmicotone in cui tutto avviene alla massima velocità, il movimento emotivo dei vari personaggi, Inugami compreso, rallentato dai loro stati d'animo imerso nel panta rei di un'esitenza che li vorrebbe sempre meno protagonisti e attivi nella vita di tutti i giorni. Un'esistenza licantropa violenta e libera come urlo di ribellione contro ogni tipo di omologazione.

 

 

Ott 0930

Il fantasma di Brancaccio: notte Halloween a Roma

Pubblicato da Mauro Giorgio alle 20:30 in la fiera delle atrocità


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C'è qualcosa di molto tenebroso che si sta agitando nelle ombre di una fredda e brumosa notte romana, una notte che non è come le altre notti perché la notte del 31 ottobre è, come tutti sanno Halloween, la notte delle streghe.

Per festeggiare doverosamente la ricorrenza delle cui origini non propriamente anglosassoni ci siamo riappropriati qualche mente rigorosamente horrorofila ha pensato bene di riunirsi a Palazzo Brancaccio (in Largo Brancaccio) per trascorrere in tremebonda compagnia del famigerato fantasma di Brancaccio le ore notturne di Halloween. 

Il Palazzo Brancaccio è uno storico edificio patrizio che sorge nel centro di Roma presso il quartiere Esquilino. Un'antica leggenda lo ammanta di un fascino sinistro, da quando si narra che il guardiano del palazzo, una volta defunto, torni ogni 10 anni la notte del 31 ottobre sotto forma di splendida fanciulla a turbare l'esistenza dei malcapitati. Si narra che quella maledetta notte la ragazza fantasma dopo una melodia suadente eseguita da lei stessa al violino, abbia attaccato una coppia fiondandosi al collo di lei per scuarciarlo a morsi impossessandosi della volontà dell'uomo per ben 10 anni, e che questo macabro rito si ripeta ogni fatidici 10 anni.

Se non volete manacare a questo suggestivamente orripilante appuntamento vi suggerisco di contattare l' organizzazione perchè l'evento è a numero chiusissimo.

Buon Halloween a tutti! 

Ott 0929

The Resident con Hilary Swank

Pubblicato da Mauro Giorgio alle 11:19 in nequiziario horror


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Potrebbe tranquillamente essere una notizia come tante altre quella che indica la realizzazione di un nuovo prodotto thriller-horror nel vasto panorama di questa tipologia cinematografica (solo l'Italia credo sia rimasta il fanalino di coda, altrimenti tutti gli altri Paesi del mondo producono film horror), se non fosse che The Resident conta due importantissimi aspetti.

Il primo è che questo nuovo film del non più giovanissimo regista finlandese Antti Jokinen ha come protagonista Hilary Swank, corpo attoriale particolare, mascolina quanto si vuole ma mai così audacemente utilizzata per un thriller horror con tutti i crismi, in un ruolo da scream queen. I suoi precedenti in Insomnia e The Reaping non sono certo paragonabili alla centralità del personaggio rappresentato in The Resident, così come poco significativi in questo senso sono le partecipazioni della Swank in film come Buffy - The Vampire Slayer.

L'altro aspetto - ne avevo già accennato più volte - è che The Resident è una produzione Hammer! Già, proprio quella Hammer Film Productions là, risorta dalle sue ceneri dopo aver esalato gli ultimi sospiri negli anni '80 con la famosa serie per la tv britannica Hammer's House of Horror.

E questa volta pare che la Hammer voglia fare proprio sul serio mettendo a disposizione risorse economiche considerevoli nella produzione dei suoi nuovi horror, augurandosi di non smarrire lo spirito delle origini. In The Resident infatti, oltre a Hilary Swank, ci saranno anche Jeffrey Dean Morgan e Lee Pace. Azzeccatissima inoltre la mossa nel dedicare una parte a Christopher "The King of The Hammer Movies" Lee, tanto per ristabilire un legame con il glorioso passato. 

La storia: la dottoressa Juliet Dermer si trasferisce in un lussuoso loft di Brooklyn ma la nuova dimora non sembra darle sicurezza. Juliet infatti avverte delle strane ed inquietanti presenze in casa e, come se non bastasse, incomincia ad essere infastidita da uno strano individuo che sostiene di avere una predilezione per la giovane dottoressa.

Film in post-produzione che vedremo nel 2010.

Ott 0928

L'isola degli uomini pesce questa notte su Italia 1

Pubblicato da Mauro Giorgio alle 20:15 in incubi catodici


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Che a partire dalla mezzanotte in poi durante le cosiddette "ore piccole" ci sia tutta un'altra televisione da quella propinata nelle ore diurne e dai prime time, è cosa assodata, eppure desta sempre una certa lieta sorpresa trovare i palinsesti (rai come mediaset) pullulare di vecchie pellicole cult che per molti, come per il sottoscritto, hanno segnato un'esistenza.

Il titolo di questa notte ad esempio è cultissimo: L'isola degli uomini pesce. Trattasi di un oggetto a mio parere molto prezioso - e vi spiegherò perché - all'interno della cinematografia italica di genere, girato da Sergio Martino nel 1979 e prodotto dal fratello Luciano, con il compianto Claudio Cassinelli, Barbara Bach, Richard Johnson e un attorone del calibro di Joseph Cotten e un caratterista emblematico come Franco Javarone.

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